Guida alle immersioni dei non vedenti

CAPITOLO 1°

L'IDEA PER UNA NUOVA "RIABILITAZIONE"
Quando si parla delle nuove metodologie di approccio alle difficoltà legate alle limitazioni sia fisiche che sensoriali, spesso, si suscita nell'interlocutore
sentimenti di curiosa diffidenza, che si acuiscono particolarmente quando si passa dalle strutture teoriche al pratico delle esperienze maturate, dei risultati
ottenuti e soprattutto dell'utilizzo delle risorse impegnate in modo congrue, finalizzato e valutabile nello stesso tempo.
Ciò avviene, in misura maggiore, quando si tratta di minorazione della vista, come se questa fosse la più grave e la più drammatica di tutte. Per fortuna
non è così.
La difficoltà visiva produce necessariamente diverse problematiche (psico-sociali, metodologiche, didattiche, ecc.) che sono peraltro superabili con un
impegno educativo costante e competente.
Così come e' risaputo che con le attività riabilitative non si può cambiare la patologia all'interno della quale il soggetto continua ad organizzare le
proprie prestazioni, ma che si può cambiare le abilità, le competenze e le performance del soggetto stesso, organizzando funzioni migliori di quelle che
egli avrebbe potuto costruire se non fosse stato sottoposto "all'intervento terapeutico".
In tal senso forse conviene precisare che anche se il termine di riabilitazione ha un suo diritto di appartenenza nell'ambito sanitario, da sempre ne ha
superato ampiamente i limiti, trascinando anche la medicina a transitare cammini per essa inusuali. Oggi dunque (e soprattutto nell'ambito delle patologie
visive) la "ri-abilitazione" ha acquisito un significato di globalità.
Non si tratta più di affrontare i temi del funzionamento, dei comportamenti e/o dell’assistenza, ma bisogna "ri-conoscere" e tornare a guardare alla persona
nella sua totalità.
Di conseguenza parlare di "ri-abilitazione" significa conglobare prima di tutto la famiglia, i centri di terapia e di recupero funzionale, le associazioni,
la scuola, le istituzioni pubbliche e private: significa strutturare una rete (non un ente) che accompagni e non chiuda, che crei e non limiti le potenzialità
e le possibilità. Con questo lavoro si intendono tracciare le linee empiriche che si sono seguite con l'intervento di abilitazione subacqueo, tenendo conto
del quadro "clinico" iniziale dei soggetti e quindi delle loro potenzialità, in quanto occorre ricordare che la minorazione visiva, sia essa parziale
o totale, è una limitazione sensoriale che non intacca le possibili "strade", di approccio a nuove esperienze emozionali, che si vogliono percorrere.