Guida alle immersioni dei non vedenti     



2.6 Durata e destinatari dell'intervento 

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Il campo è stato rivolto, in genere, a 25 partecipanti   tra ciechi e ipovedenti e 20 accompagnatori, provenienti principalmente (ed all'inizio della sperimentazione)

dalle 5 province Calabresi, ed in seguito allargato a partecipanti provenienti da altre regioni italiane (Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana.

Campania, Sicilia). Lo stesso campo si è in genere realizzato in tre fasi diverse, della durala di sei giorni ciascuna (arrivo lunedì mattina, partenza

sabato pomeriggio). I partecipanti sono stati divisi in ire gruppi, (il primo di 9 ciechi + 8 accompagnatori, gli altri di 8 + 8) ed ognuno di essi ha

partecipalo ed ha dimensionalo una fase. I fruitori di età strettamente compresa tra 18 e 50 anni (modulo standard, mentre per il modulo denominato Junior

l'età variava tra i 7 ed i 17 anni),  dovevano essere in possesso di certificazione attestante la sana e robusta costituzione. L'ultimo campo effettuato,

nel Luglio del 2004, ha determinato dopo le ulteriori risultanze o conferme, delle nuove procedure da adottare e che nei precedenti campi non erano emerse

in modo così evidente, una nuova scelta di programmazione futura. Tale condizione è che per ottenere maggiori risultati e apportare ulteriori vantaggi

ai fruitori degli interventi un campo deve avere una durata non inferiore a 10 giorni continuativi.

 

E adesso passiamo ad illustrare Io svolgimento standard di un campo "Poseidon". Lo svolgersi delle attività inizia, dopo una prima occasione di conoscenza,

di analisi interpersonale e di relazione, in cui i corsisti si presentano l'un l'altro con la memorizzazione dei nomi e delle voci,  nell'organizzazione

logistica in virtù delle esigenze manifestate dai fruitori, con la sistemazione in camera.

 

Dopo questo primo momento ci si riunisce tutti per la presentazione del campo, degli operatori, dei tecnici e del personale a supporto. Si inizia con il

benvenuto da parte dei responsabili del campo illustrando man mano la motivazione per cui si è pensalo di effettuare questa esperienza e su come essa si

organizzerà; si approfondiscono le cadenze temporali sia didattiche che di libertà individuali dalle attività. Si espongono verbalmente e brevemente le

attrezzature e i mezzi che verranno utilizzati in seguito e si passa alla visita, effettuata individualmente, di esplorazione del luogo (denominato "punto

mare") e della localizzazione dei vari settori (spogliatoio, bagni, tavoli e sedie, piscina, doccia, percorso guidato nel punto mare e il percorso che

porta alla battigia con le rampe di accesso, ecc.).

 

La successiva sequenza "rituale" è quella della visita medica che viene effettuata da un medico con conoscenza diretta delle attività subacquee, che procede

all'esame generale di verifica dell'integrità fisica con un approfondito esame uditivo (con prescrizione di farmaci per sopperire a momentanee alterazioni

o disturbi del timpano), della pressione sanguigna dopo un controllo dei certificati medici presentati dai corsisti.

 

Tali esami vengono effettuati anche alla fine del percorso corsuale. Di seguito si passa alla compilazione della scheda personale che comprende, chiaramente,

i dati anagrafici oltre che a quelli fisici (altezza, peso, misura del piede, circonferenza, busto, ecc.), e che in seguito verrà utilizzata per registrare

ogni variazione evidente dell'allievo sia al riguardo delle attività subacquee che al riguardo delle variazioni degli aspetti legali alla socializzazione.

 

Questa fase è anche importante per preparare le attrezzature tecniche appropriate all'allievo.

 

Dopo queste prime attività si inizia con la prima lezione che è introduttiva al lavoro che si svolgerà nei giorni successivi. Alla fine della prima giornata,

dopo una breve pausa "ritemprante" si effettua la cena di accoglienza e benvenuto. Particolare cura sarà quella di approfittare del momento (cena e dopocena)

per iniziare ad avviare le prime fasi di socializzazione così fortemente propedeutiche sia alla rottura di quei meccanismi di chiusura verso gli altri,

sempre significativamente presenti nei non vedenti e negli ipovedenti, e sia alla creazione del "gruppo". Il giorno dopo sveglia alle ore 7,00 con la colazione

tutti insieme e alle ore 9,00 ci si reca in piscina per la conoscenza dei materiali, la consegna delle "ceste" individuali, con sopra scritto il nome del

corsista, dove sono riposte le attrezzature, con successiva prova delle mute e delle pinne e quant'altro si utilizzerà durante le varie fasi del percorso

e più importante di tutte, la prima lezione e verifica di acquaticità dei corsisti. Il trascorrere delle ore porta il gruppo all'ora di pranzo, con ulteriori

attività di stimolo alla socializzazione, breve riposo pomeridiano fino alle ore 15-15,30, e ripresa delle lezioni con verifica degli apprendimenti teorici

e delle eventuali esigenze maturate durante la mattinata.

 

Arriva il terzo giorno in cui il gruppo si reca al mare. Sulla battigia, gli "attrezzi" sono già pronti, si coordinano le operazioni, ed ogni istruttore

(in seguito guida) prende in consegna il "proprio" allievo e continua la melodica espositiva delle attività.

 

Lo staff operativo crea un viavai continuo per ottimizzare i servizi, per stabilire i tempi e le articolazioni delle funzioni.

 

C'è chi già comincia ad entrare in acqua e chi sotto gli ombrelloni discute e rispiega le attrezzature che da lì a poco si andranno ad utilizzare.

 

Occorre precisare che la organizzazione di un campo di questo genere ha necessità, per poter funzionare nel migliore dei modi, di un team formalo da molteplici

figure ognuna coordinata per i suoi compiti e funzioni. Per ottenere tutto questo è necessario un lungo lavoro preparatorio oltre che un buon equilibrio

tra aspetti e figure sia tecniche che "amministrative". La garanzia di riuscita non è data solo da Istruttori subacquei di vario livello e operatori tecnici

di diversa natura, ma anche dalla segreteria, dalla accoglienza, dalle persone che si occupano della ricarica delle bombole, o da quelle che lavano le

mule a quelle che svolgono la manutenzione degli erogatori per ottenere da ognuna di queste attrezzature la massima efficienza e funzionalità. In definitiva

è il gruppo coordinalo ed amalgamato del campo, organizzato in un unicum di incastri e successioni temporali sincronizzate, che determina la riuscita dello

stesso.

 

Una volta avviate tutte le procedure ecco l'annuncio fatidico della prima immersione. Si informano i corsisti che si effettuerà un viaggio in gommone e

che necessaria­mente si dovranno affrontare dei tempi molto dilatati in virtù della necessità di trasportare tutte le attrezzature sul luogo stabilito

per l'immersione. La "carovana" che si forma in mare viene anche seguita dai mezzi a terra, in contatto continuo via radio e pronti per qualsiasi interventi

sia di supporto logistico che di emergenza.

 

Finalmente ci si immerge, tutte le attese, le fatiche. gli apprendimene, le aspettative e anche le paure vengono superate e appagate pienamente dalle emozioni

che si vivono in immersione e che rappresentano per i corsisti una sorta di miracolo richiesto ed esaudito.

 

Tutto il vissuto di quei minuti "in fondo al mare" verrà in seguito raccontato, con una enorme doso di orgoglio, sotto l'ombrellone mentre si effettuerà

la colazione a sacco opportunamente predisposta dal team di lavoro.

 

Le attività pomeridiane invece approfondiranno quei "passaggi" che per alcuni corsisti hanno rappresentato momenti di difficoltà o di indecisione, riproponendo

i giusti comportamenti attuativi o chiarendo ulteriormente le perplessità rivelate, commentando anche le risultanze positive manifestatesi.

 

A fine pomeriggio si ritorna in sede per la cena, e gli istruttori si riuniscono per compilare le schede individuali, verificando i risultati o le problematiche

riscontrate. E' bene sottolineare che in questa particolare esperienza non esistono operazioni di routine, ma qualsiasi situazione richiede particolari

attenzioni in quanto le variazioni, anche poco percettibili della stessa, devono essere sempre registrate, catalogate e verificate istante per istante

perché rappresentano un "gradino" nella scala evolutiva dell'allievo.

 

Come sì è già evidenziato sopra, le escursioni in mare rivestono un momento importante nella "vita" del corsista sia perché le attività prodotte rivestono

carattere di novità, anche per la condizione "estrema" in cui si producono (con i lunghi tempi di attesa derivanti dalle molteplici operazioni da effettuare

e verificare), e sia perché mettono in mostra il carattere dello stesso, con i suoi gradi di sopportazione, di frustrazione, di esaltazione che produce

sia nei momenti di attesa delle operazioni che durante le attività corsuali vere e proprie.

 

Queste situazioni creano quei momenti di riflessione in cui maggiormente, e specialmente per la convivenza forzata, si da luogo a quelle "lezioni" sia di

reciproca convivenza che di riappropriazione di indipendenza e autonomia che vengono così ad essere "imposte", e che hanno quella importante funzione di

riaprire quei "canali" che si erano interrotti e che avviano la persona sulla strada dell'autonomia, dell'indipendenza e maggiormente della relazionalità

con l'altro.

 

Inoltre questo percorso, quando avviene in immersione, trasforma pian piano le incertezze iniziali in fiducia e sicurezza verso il proprio tutor (l'istruttore

guida), portando la persona nella successiva fase di non difesa e di non conflittualità sia verso l'altro che verso "l'ignoto".

 

Specialmente con l'istruttore guida egli gradualmente passa dal sentirsi impacciato e disorientato al sentirsi un tutt’uno con il suo istruttore, che diviene

un naturale "prolungamento" di se, ma anche lo "strumento" utile al percepire la sua individualità contrapposta a quella dell'altro.

 

Anche dell'ambiente nuovo e sconosciuto che lo circonda prenderà graduale conoscenza, esplorando tutto ciò che gli viene "offerto" o che spontaneamente

trova. La conoscenza e l'esplorazione di se stesso, innanzi tutto, e dell'ambiente circostante in seguito, avverrà prevalentemente in modo plurisensoriale,

con un'ulteriore picco nel senso aptico. Lo straordinario sviluppo del tatto fa anche sì che tutto il suo bisogno conoscitivo venga soddisfatto tramite

il contatto fisico sia con l'elemento acqua che con la persona, che prima era il suo istruttore a terra e che adesso è diventato il suo compagno (di coppia)

in acqua.

 

Questa modalità operativa non ha solo però una funzione esplorativa, ma è anche lo strumento con cui rispondere ai suoi perché, soddisfando il suo bisogno

conoscitivo su questo "nuovo mondo".

 

Bisogna comunque sottolineare che il comportamento aptico non può essere inteso, però, se non in stretto rapporto con l'attività motoria.

 

Infatti, qualora nella persona non fosse presente alcun atto motorio, non sarebbe possibile avere una percezione aptica dell'ambiente.

 

Perciò è necessario considerare come sia importante un normale sviluppo del sistema neuromuscolare e il formarsi, attraverso un'intensa attività cinestetica

di specifiche abilità motorie senza le quali non sarebbe possibile avere neppure un significativo rapporto aptico con l'ambiente subacqueo.

 

La persona così facendo apprende una serie di dati che memorizza e che gli permetteranno in seguito di essere subito riconosciuti.

 

Inoltre, l'attività di "prensione", conseguente ad alcune esperienze, gli permetterà anche, attraverso il costante esercizio, di dominare la sua muscolatura

e di aumentarne il tono.

 

Questo traguardo viene raggiunto con gradualità ed è sicuramente un fine da proporsi, ma non è possibile perseguirlo totalmente perché troppe sono le variabili

che continuamente interferiscono in questo rapporto con la realtà esterna al corsista. Ora egli deve diventare protagonista.

 

La prima fase gli ha dato spirito di ricerca e passione del fare, la seconda deve offrire i mezzi per fare e l'addestramento idoneo a superare le difficoltà

insite nell'azione. Una ulteriore fase nel contatto con l'elemento acqua, sarà quella di eliminare le ultime paure dell'ignoto per trasformarle nella voglia

di scoprire seguendo il suo istruttore.

 

Si è notato che tutto questo è stato superato rispettando la gradualità operativa del corsista e agendo nel contempo per suscitare e mantenere vivo in lui

l'interesse per ciò che lo circonda.

 

Un notevole ruolo è stato svolto, nella dimensione dell'orientamento, dalle attività subacquee, presentandolo sotto molteplici aspetti, tra i quali quello

che ha assunto maggiore importanza è stato quello dinamico.

 

Questo condizione di orientamento dinamico implica un'attività motoria che permette di raccogliere una serie di percezioni e di stimoli in assenza di gravita

atti a definire la propria posizione in rapporto all'ambiente che viene ricostruito attraverso l'immaginazione. Ma se orientarsi significa riprodurre immaginativamente

un luogo, per potersi muovere all'interno di esso occorre che il soggetto abbia chiara la percezione di se, del proprio corpo come di qualcosa che occupa

uno spazio ma che da questo si differenzia, così come riportalo in generale precedentemente.

 

Perché possa realizzarsi un vero orientamento occorre perciò che il corsista conosca il proprio schema corporeo sottacqua e ciò lo si raggiunge grazie all'istruttore

(guida) che lo conduce tenendolo per mano.

 

Diviene allora necessario saper analizzare i vari dati pervenuti e organizzarli in una struttura organica tale da essere significativa.

 

Questo processo mentale di sintesi si basa sulla generalizzazione delle varie percezioni al fine di costituire immagini mentali.

 

Le uscite in acqua, con l'istruttore guida (vero e proprio tutore), offriranno all'allievo una serie di stimoli di vario tipo che gli renderanno gradualmente

meno sconosciuta questa realtà.

 

Il corsista inoltre deve abituarsi a differenziare le diverse (anche se poche a meno che non si usi la gran facciale) percezioni uditive focalizzandole

una per volta, per poterne identificare l'origine e il significato.

 

In questi momenti la sua concentrazione è rivolta nell'ascoltare la fonte di un determinalo rumore o suono, ma anche la sua collocazione rispetto al proprio

corpo. Occorre perciò acquisire i concetti di vicino e lontano, esterno e interno e quelli di lateralità, che sottacqua non possono essere rilevati, escluso

quello della profondità ricavato dalla pressione impressa all'orecchio e dal tatto sui nodi della fune di discesa ove si adoperi compreso quello della

verticalità.

 

Un mondo sommerso che al portatore di una minorazione visiva provoca ulterior­mente la sensazione di isolamento per l'assenza degli altri sensi, ma che

nel contempo gli permette di vivere una sensazione di libertà nuova, in quanto generata da un minor peso gravitazionale, planando o volteggiando con attenzione

e calcolando tutti i suoi movimenti.

 

Ma il risultalo più rilevante si ottiene nel momento in cui il corsista comincia ad avere i primi contatti con gli abitanti del mondo marino, che in ognuno

di loro ha lascialo un segno diverso ma indelebile per tutta la vita.

 

L'attività subacquea e' una disciplina, un percorso educativo che assume tra gli obiettivi principali il potenziamento delle capacità psicomotorie intese

a sviluppare le interazioni fra le funzioni sensoriali e le funzioni cognitive.

 

Un'altra considerazione da compiere nasce da come mentalmente il corsista organizzerà le nuove "immagini" che l'esperienza ha prodotto.

 

Da questi nuovi stimoli ricevuti, egli ha tratto determinate "immagini", ma queste gli sono giunte in forma acustica e tattile e hanno ancora un carattere

confuso. Ora, egli deve coordinare e sintetizzare queste immagini, deve dare loro una strutturazione organica, deve imparare a produrre, con i singoli

elementi, un processo immaginativo in cui, i dati elementari costituiti dalle immagini astratte e dalla percezione sensoriale, si uniscano alla sua attività

creatrice. L'esplorazione tattile e l'osservazione dell'ambiente marino sono quindi elementi fondamentali per la sua conoscenza e ricostruzione immaginativa,

ma per diventare veramente significativi è necessario un suo intervento sui dati esperienziali, che non solo li unifichi attraverso un'opera di sintesi,

ma li vivifichi, altresì, con l'interesse che è, come nella persona che vede, uno dei fattori essenziali al suo ulteriore sviluppo non solo psico-fisico

ma anche conoscitivo.

 

Sinteticamente si espongono nella seguente tabella le ore di docenza:

 

Tabella con 4 colonne e 8 righe

Anno 

 

Giornate di campo 

 

Partecipanti 

 

Istruttori  

 

1999 

 

12 

 

25 

 

4  

 

2000 

 

12 

 

22 

 

4  

 

2001 

 

12 

 

28 

 

4  

 

2002 

 

12 

 

26 

 

4  

 

2003 

 

12 

 

30 

 

8  

 

2004 

 

14 

 

16 

 

8  

 

Totali 

 

74 

 

147 

 

32 

fine tabella

 

 

Tabella con 3 colonne e 8 righe

Ore di lezione 

 

Ore di lezione dei partecipanti al campo 

 

Immersioni Settimanali  

 

72 

 

1800 

 

250  

 

72 

 

1584 

 

220  

 

72 

 

2016 

 

280  

 

72 

 

1872 

 

260  

 

12 

 

Z160 

 

300  

 

84 

 

1344 

 

3ZO  

 

Totali 444 

 

10776 

 

1630 

fine tabella

 

 

Un'ultima considerazione da esporre riguarda il cambiamento caratteriale, che in alcuni corsisti si è palesato in modo preponderante.

 

Si è notato che la voglia di apprendere unita alla curiosità e al confronto con l'elemento acqua, oltre chiaramente al desiderio di raccontare l'inusualità

del vivere questo momento, hanno fatto si che molti corsisti, specialmente quelli in età adolescenziale o giovanile, vincessero pian piano quella paura

dell'ignoto comunque insita in ogni essere umano.

 

E' necessario adesso volgere una particolare considerazione alla "sezione modulo" dedicata all'attività diversificata messa in alto con gruppi di bambini

e di adolescenti con minorazione visiva di età compresa tra i sette ed i diciassette anni che nel corso degli anni hanno visto la partecipazione di circa

dieci bambini/ragazzi ad anno (cinquantotto totali).

 

Tale modulo denominato "junior" ha indotto chiaramente, il gruppo degli istruttori ad utilizzare, oltre che ad una maggiore attenzione, una prassi applicativa

leggermente diversificata nella didattica esplicativa in quanto rivolta a bambini e ragazzi e non ad adulti.

 

Inoltre tale sperimentazione ha dovuto tener conio di un altro fattore importante e nello stesso tempo di difficile gestione : la famiglia di appartenenza

dei ragazzi impegnali nelle attività.

 

Queste (le famiglie) presentavano, in forme diversificate anche in base all'età del congiunto, diversi gradi di diffidenza, paura, apprensioni e attenzioni

dovute spesso al carattere iperprotettivo. instaurato con il proprio figlia/o, che con modalità diverse evidenziavano una notevole limitazione nella libertà

di azione del proprio familiare.

 

Per superare questa difficoltà sì è messo il genitore presente, nella condizione di verificare e constatare continuamente sia le attività che le potenzialità

che il campo metteva in essere, attraverso l'applicazione dei metodi di apprendimento, sul bambino/a o ragazza/o.

 

La diffidenza iniziale, derivante per lo più da ciò che non si conosce, si trasformava con il passare dei giorni e dei momenti di operatività, in fiducia

sia verso gli istruttori che verso gli organizzatori del campo. Nei loro occhi si leggeva una nuova "gioia" quando cominciavano a notare il cambiamento

relazionale ed "operativo" del loro bambino/a o ragazza/o.

 

Questi ultimi passavano da una piena dipendenza dal genitore o dal familiare prescelto, ad un miglioramento generale sia nelle "attitudini" corsistiche

che nel relazionarsi e nell'avvicinarsi all'altro, attraverso richieste prima generiche di attenzione e successivamente più specifiche di aiuto per le

proprie necessità. Dal punto di vista dell'autonomia, invece, questa diventava con il passare del tempo più evidente, in quanto i corsisti spesso venivano

sollecitati, dagli istruttori, all'indipendenza di esecuzione di quegli aspetti del modulo attuativo che presentavano maggiore facilità.

 

Questa raggiunta autonomia si manifestava di frequente negli allievi, con simpatiche gestualità richiamanti l'attenzione sulle loro capacità esecutive.

 

Le risultanti ottenute attraverso l'applicazione delle metodiche del progetto, ha permesso di offrire nuovi elementi di analisi e di valutatone sulla necessità

di abbattere quegli schemi precostituiti da e per il bambino/a o ragazza/o con difficoltà visiva, strutturati in genere da una vita fatta di relazioni

quasi sempre circolari, che racchiudono negli usuali gesti di "collegamento" solamente i propri genitori e familiari e tutt’al più vengono allargati agli

insegnanti scolastici e raramente a qualche compagno di scuola.

 

Un grosso lavoro in tal senso è stato svolto nei riguardi dei genitori. Si è cercato di inculcare in essi, attraverso le dimostrazioni pratiche che si evidenziavano,

l'importanza che il genitore deve dare all'interpretazione di quei cambiamenti che nel corso degli anni avvengono in un individuo, suggerendo una metodologia

di relazione che non prevarichi le esigenze di crescita del loro bambino, ma che produca quelle aspettative positive che lo stesso bambino "richiede" con

atti di com­prensione delle trasformazioni che egli vive nel corso della crescita. In questa specie di "deviazione di percorso" attuato dai campi Poseidon

si è potuto offrire ai genitori presenti diverse "spiegazioni" idonee ad affievolire quelle ansie e paure indotte dalla minorazione del proprio figlio

attraverso le diverse azioni dispiegate in tal senso e che si possono brevemente riassumere in:

 

1)   La scoperta e la comprensione delle capacità nascoste del proprio bambino;

 

2)   La conoscenza di nuove tecniche di " abilitazione o riabilitazione" comprensive dei nuovi metodi e delle nuove tecnologie ad uso del minorato della

vista;

 

3)   Esempi pratici di crescita relazionale, di scambi emozionali e nuove metodologie di approccio in questi ambiti;

 

4)   Relazioni interpersonali tra genitori con scambi di vissuti e relativa creazione di nuovi gruppi anche di auto-aiuto;

 

5)   Creazioni di gruppi di allievi con grandi motivazioni relazionali ed emozionali.

 

Come si è potuto constatare alla fine di queste "operazioni", molti dei fantasmi, delle convinzioni precostituite, dei pregiudizi nati ed evoluti in una

cultura chiusa alla "visione" di nuovi percorsi in questo ambito, erano stati sgretolati se non del lutto eliminati.

 

Inoltre si era riusciti a creare una sorta di "contagio" nei genitori contattati che a loro volta lo trasmettevano ad altri genitori generando una sorta

di propagazione degli effetti dei Campi Poseidon in ambito nazionale che ha prodotto una successiva e fitta di richiesta di adesioni al campo negli anni

che si sono succeduti.

 

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