Guida alle immersioni dei non vedenti     



2.2 Il giorno degli abissi 

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Dopo tantissime lezioni di teoria e di acquaticità in acque delimitate, che si sviluppavano durante le prime giornate di attività, arriva il giorno fatidico.

La ritualità della vestizione effettuata a bordo vasca o sul bagnasciuga, acquista maggiore importanza quando i corsisti si trovano sulla battigia.

 

Qui ognuno aspetta il suo turno e il suo "cordone ombelicale" da applicare all'istruttore guida, le emozioni di affrontare il mare evidenziano e ingigantiscono

le loro aspettative e paure.

 

Tutti ripassano velocemente i segnali tattili e le buone prassi per l'immersione; cercano di mettersi in evidenzia facendo domande e dimostrando che ciò

che hanno acquisito è assimilato perfettamente.

 

Dopo una breve spiegazione di ciò che sta avvenendo da parte dell'istruttore, che indica anche il luogo e come sono disposte le attrezzature, si passa all'elencazione

dei turni.

 

Qui succede il miracolo del gruppo e prende corpo lo spirito di aggregazione. La caratterizzazione del momento è palesata dai mutati atteggiamenti dei corsisti.

Il corsista che ha la tendenza caratteriale di mettersi in evidenza e di prevalere sui dettami del rispetto della tempistica e dei canoni dei turni, qui

"calma" la sua irruen­za caratteriale perché ha compreso che nelle attività subacquee i tempi sono rallentati e il rispetto delle regole diventa un fattore

prevalente e fondamentale. La collaborazione, ma anche l'indipendenza, diventa fattore metodologico importante che travalica i dettami acquisiti nei corsi

di autonomia o di orientamento e mobilità vertenti sulla passività dell'azione, l'allievo riscopre l'utilizzo del proprio sistema di orientamento, ridiventa

un elemento attivo ed essenziale alle manovre per le immersioni.

 

Tale prassi diviene considerevole per rafforzare le conoscenze e le didattiche di pre immersione e il lavoro che una attività di tal genere comprende e

nello stesso tempo per amalgamare il gruppo.

 

Comincia così l'avventura, dopo un breve ripasso delle buoni prassi, il controllo se l'attrezzatura è stata indossata correttamente, la verifica di tutti

gli strumenti che ser­vono all'immersione, si pronuncia la parola fatidica da parte dell'istruttore guida: "sgonfia il GAV".

 

Le metodologie illustrate nelle acque delimitate vengono ripetute anche qui, a pelo d'acqua, anche se in modo più rapido, per una maggiore familiarità con

l'elemento salato.

 

Dopo i rapidi controlli da parte dell'istruttore si procede nell'immersione guidata. Giù, man mano che l'acqua comincia a coprire la testa ci si rende conto

che si può respirare tenendo stretto il respiratore fra i denti, l'istruttore guida ti prende per mano in posizione di navigazione.

 

Le dita si sfiorano tra i polpastrelli e i due pollici e gli indici che si incrociano e si cominciano a trasmettere i primi segnali subacquei: "come va"

l'allievo risponde con il segno convenzionale appropriato alla sua esigenza o al suo stato emozionale. Le esitazioni, le paure dell'ignoto qui si cominciano

ad evidenziare, sì nota subito che esiste molta differenza tra l'esperienza in piscina e le brevi immersioni vicino la riva. L'istruttore verifica di nuovo

se il corsista ricorda i segni tattili, se lo svuotamento della maschera si effettua tranquillamente, esamina l'assetto e controlla la compensazione.

 

La prima esplorazione ha inizio mano nella mano quasi a riva, si esercitano i comandi se lutto va nel modo giusto e se la compensazione riesce perfettamente.

AI comando impartito si procede ad una quota più profonda, il controllo della gestualità, dell'assetto diventano il punto di maggior attenzione dell'istruttore

guida. Qui. si ripetono ancora una volta le gestualità usuali: cambio dell'erogatore, svuotamento, e si continua ad esplorare. La sete di conoscenza e

la sicurezza acquisita dall'allievo fa si che la ritualità dei comandi diventi meccanica, ma ciò che rafforza tale tranquillità è il fattore di essere

unito mano nella mano con il proprio istruttore guida.

 

Dopo alcune lezioni trascorse nella definizione e affinamento degli assetti e dello comunicazioni, si passa all'esplorazione del silo, per i primi apprendimenti

dell'allievo su ciò che esiste nella profondità del mare.

 

Se il "paesaggio" da esplorare è ben fornito di particolari bentonici, questo potrà ancor di più esaltare sia tale esplorazione che la sete di conoscenza

del nuovo sub. Con il passare del tempo, la sicurezza nell'allievo prende il sopravvento, la richiesta di cosa ha toccalo diventa una prassi e l'esplorazione

con la mano libera in tutte le direzioni diventa anche un motivo di orgoglio da parte dei vari istruttori. per la consapevolezza di aver reso possibile

un sogno o un desiderio, da parte di chi non ha mai appreso (visto) o mai toccalo ciò che esiste e vive sotto il mare. La libertà dei movimenti, la concentrazione

e la continua attenzione per ciò che sta intorno, diventano momenti caratterizzami la piena capacità interpretativa di lutto quello che circonda l'allievo.

 

L'assetto diventa qui l'elemento predominante dell'orientamento e della concezione spaziale, lo scendere viene controllato e gestito dalla messa in tensione

di ciò che si verifica nella cavità timpanica, una breve modificazione fa scattare l'attenzione. Una volta stabilita la giusta compensazione ed il giusto

assetto si comincia a navigare nella piena tranquillità, dedicando tutta l'attenzione all'esplorazione. La scoperta di un nuovo elemento naturale attira

la concentrazione, la mano che esplora cerca di individuare i minimi particolari.

 

Qui l'esperienza prende il sopravvento, il corsista che ha effettuato più immersioni o partecipalo a più campi subacquei, dimostra una gestualità più appropriala

alle condizioni dell'immersione, portandolo a volte a distaccarsi dal proprio cordone ombelicale utilizzando un cavo per permettersi brevi ed esaltanti

navigazioni in assetti molteplici o planate.

 

Il corso nella sua articolazione per i corsisti più addentrati nella metodologia subacquea ha permesso loro di vivere altre emozioni esaltanti, come quelle

suddette, attraverso l'utilizzo del B-cavo-G. un cavo auto avvolgente che permette al corsista di essere legato al suo istruttore tramite due moschettoni

e nello stesso tempo di poter navigare liberamente fino alla distanza di due metri.

 

Il B-cavo-G diviene così un nuovo strumento di navigazione utile sia a livello psicologico, in quanto trasmette sicurezza nell'allievo il quale può costantemente

verificare la distanza, la direzione della navigazione, la posizione spaziale e il collegamento al suo istruttore, oltre che pratico per il senso di orientamento

e per l'applicazione delle tecniche subacquee.

 

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