Guida alle immersioni dei non vedenti

1.1 Il Percorso
L'iniziativa nasce, nel 1998, dall'incontro casuale degli autori di questa pubblicazione.
Dalla conversazione, sulla subacquea e sulla sua possibilità anche terapeutica di utilizzo, vennero fuori le ipolesi di trasferire la conoscenza delle tecniche
di immersione e di attività subacquea, ai non vedenti e agli ipovedenti.
A quei tempi sembrava una sfida quasi impossibile (nonostante fossero presenti ed a conforto i tentativi già provati e sviluppati da altri) ma allo stesso
tempo molto stimolante, ed allora si decise di accettarla e ci si "immerse" in una progressione di approfondimenti, ricerche e di studi sull'argomento,
riuscendo a sviluppare l'idea progettuale denominala "Poseidon".
Tale iniziativa ha prodotto, al momento che si scrive, una serie di corsi (sei campi riabilitativi) che, inizialmente finanziati dall'I.Ri.Fo.R. Onlus (Istituto
per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione) Nazionale, il quale ha per primo creduto nella possibilità e nella bontà dell'iniziativa, ha visto pian
piano avvicinarsi a tale idea altre strutture ed altri Enti come la FIPSAS, la Provincia di Cosenza, la Regione Calabria e il Ministero degli Interni.
Al tempo della elaborazione di questo nuovo approccio metodologico "abilitativo", mancava la conoscenza (teorica e pratica) del lavoro con i non vedenti
da parte degli istruitoci subacquei del luogo, così come la tecnica e l'utilizzo degli strumenti necessari e, inoltre, del come favorire gli apprendimenti
del soggetto "sottoposto ad intervento", ma c'era comunque una gran voglia di fare, di sperimentare, di mettersi alla prova e soprattutto di credere nella
possibilità di riuscita.
Questa convinzione è andata aumentando allorché gli assunti teorici si sono trasformati in attività pratiche con la nascita dei "Campi Poseidon" i quali,
nel corso degli anni, hanno delineato il campo applicativo e metodologico su cui intervenire ed i risultati che lo stesso può apportare intervenendo su
non vedenti o ipovedenti. Di fatto, dopo l'esperienza maturala, possiamo stabilire che sono molli i non vedenti che possono praticare tutta la gamma degli
esercizi abilitativi e/o dei giochi in acqua o sott'acqua e che il nuoto o l'attività subacquea rappresenta un mezzo e uno strumento per migliorare fisicamente
e soprattutto "mentalmente" l'individuo cieco o portatore di una minorazione visiva e che grazie all'esercizio ed alla partecipazione adiva, si possono
avere effetti terapeutici notevoli in vari settori dello sviluppo globale sia del ragazzo che dell'individuo adulto.
