Guida alle immersioni dei non vedenti     



1.3 Le potenzialità 

 logo fipsas

Gli obiettivi che debbono guidare l'impostazione del programma sono di cinque categorie:

 

1) organici , 2) neuromuscolari. 3) interpretativi, 4) sociali, 5)  emozionali. Consideriamo ora il potenziale delle attività in acqua nei confronti di

questi obiettivi, in seguito vedremo l'applicazione di questi concetti alle disabilità, l'influenza che queste hanno nella preparazione del programma.

 

L'obiettivo organico si riferisce allo sviluppo di scopi specifici, che riguardano l'efficienza delle funzioni fisiologiche del corpo: aumentare la resistenza

cardiovascolare con esercizi prolungati oppure migliorare la mobilità articolare con stiramenti attivi e passivi.

 

Anche la forza e la resistenza muscolare fanno parte degli scopi organici, che possono essere diretti verso specifici gruppi muscolari o verso un condizionamento

generale.

 

Tutti questi obiettivi sono di interesse vitale per il nuotatore con difficoltà fisico-sensoriale.

 

Nel perseguirli, però, bisogna ricordarsi che i partecipanti al campo non sono uguali, in capacità fisiche, ai loro stessi compagni sia per il grado della

difficoltà visiva che per i vissuti propri che hanno fatto sì che quell’individuo sia diventato quello che è e che quindi sia una persona diversa dalle

altre e non solo per il grado di menomazione.

 

Un fattore imperlante dell'efficacia degli esercizi in acqua è, come abbiamo visto, il miglioramento della circolazione sanguigna che facilita molti processi,

impedendo la stasi.

 

La finalità neuromuscolare, nell'attività progettata sfrutta l'elemento acqua, basandosi sulla ricerca di occasioni per sviluppare le funzioni percettivo-motorie.

In molti sport, l'acquisizione di schemi efficienti richiede lo sviluppo di dette funzioni come, ad esempio, la coordinazione dei movimenti.

 

Aumentare l'efficienza di molti meccanismi percettivo-motori, spesso alterati nei disabili sensoriali, rappresenta un mezzo per incanalare afferenze specifiche

in modo da superare un deficit preesistente.

 

La persona può essere influenzata positivamente nello sviluppo di schemi locomotori. In molti casi l'acqua offre una base di supporto che. aggiunta ad una

leggera resistenza, propria dell'elemento, rallenta i movimenti in sequenza facilitandone l'apprendimento.

 

Saltellare, per esempio, può essere difficile per un ragazzo con una minorazione visiva: nell'ambiente della piscina diventa dapprima possibile, in seguito

facile e soprattutto, dal punto di vista emozionale, molto gratificante.

 

Nel programma delle attività in acqua possono essere benissimo inseriti schemi non locomotori, come chinarsi o ruotare, sotto forma di esercizio, ancor

meglio, come modi per adattarsi all'ambiente.

 

Essi rappresentano movimenti che aggiungono ulteriori dimensioni a giochi altrimenti poco interessanti e in più aiutano a sviluppare l'equilibrio secondo

schemi e metodi che sono essenziali per gli individui che hanno una difficoltà fisica e che forse non lì hanno mai sperimentati.

 

In piscina e nelle attività subacquee si ha l'occasione per stimolare di più i sensi e i percettori sensoriali residui, ed allo scopo sono indicate le attrezzature

e gli oggetti che destino curiosità e attenzione, oggetti che appartengano esclusivamente al mondo acquatico, con i quali si possono facilmente escogitare

giochi e attività che inducano alla partecipazione attiva con l'uso di questi mezzi.

 

La finalità interpretativa è ampia e come primo orientamento mira ad intensificare la comprensione e la capacità di movimento. Primo passo in questa direzione

è l'acqua, che offre all'individuo un esplorare, scoprire e sperimentare nuove possibilità di movimenti.

 

L'esplorazione sottacqua offre, ancora di più alla persona con assenza o deficit sensoriale, una migliore gamma di percezioni dello spazio, oltre ad una

più ampia concentrazione per la complessità dei movimenti e dei punti di riferimento percettivi (alto, basso, destra, sinistra) che deve mettere in atto

per mantenere il proprio assetto di navigazione.

 

Una ulteriore finalità è legata ai vantaggi della percezione corpo/oggetto e alla coscienza che il nuoto e/o l'immersione può dare sul piano emozionale

e corporeo, facilitando e incoraggiando la coscienza del proprio se e del proprio corpo, grazie anche alle occasioni di sperimentare un'esperienza con

oggetti nuovi mai incontrati prima.

 

L'esperienza natatoria e subacquea ampliando questa sensazione riesce ad ottenere quella finalità interpretativa idonea a far si che il soggetto materializzi

la sensazione del successo individuale.

 

In definitiva tali attività hanno lo scopo di far ampliare e far acquisire maggiore coscienza, ai fruitori dell'intervento, delle proprie funzioni senso/percettive,

che utilizzando la nuova esperienza la fanno entrare e includere nel mondo oltre che della abilitazione in quello della riabilitazione.

 

Inoltre tale prova senso - percettiva assume una notevole importanza nel non veden­te o nell'ipovedente perché gli permette di interagire con altre persone

integrando ed ampliando altri modi di comunicazione interpersonale. Un ruolo rilevante lo ricoprono gli istruitoli specialisti delle attività subacquee

che debbono tracciare lo sviluppo dei segni e dei comportamenti durante il percorso abilitativo. A tal riguardo è necessario trattare alcune linee essenziali

sugli obiettivi e le metodologie da adottare.

 

Se una persona richiede una particolare attenzione per gli obiettivi organici (aumento della forza e della resistenza) ma non ha sufficiente motivazione

per continuare, è importante sottolineare gli obiettivi emozionali, per migliorare il piacere che prova nel partecipare.

 

E quindi necessaria una scaletta di priorità.

 

Il primo e più importante obiettivo deve essere la sicurezza.

 

Ogni programma di attività in acqua deve prevedere l'apprendimento di manovre di sicurezza e la conoscenza delle regole e dei regolamenti della piscina,

o delle tecniche di immersione che debbono essere interpretati, per ogni gruppo di allievi, al loro livello di apprendimento.

 

Il secondo è l'ambiente.

 

Dove si nuota o si esercitano le attività subacquee l'ambiente deve essere sicuro ma anche piacevole.

 

I partecipanti a questa esperienza, per raggiungere il massimo grado d'apprendimento possibile hanno solitamente bisogno di essere motivati e stimolati

perciò un ambiente piacevole e funzionale contribuisce a mantenere un alto livello di motivazione.

 

Quindi anche la gradevolezza dell'ambiente è un obiettivo prioritario del programma. Terzo punto è l'acquisizione della conoscenza dell'ambiente con il

relativo apporto che può offrire all'autonomia individuale dei movimenti e che permette alla persona in difficoltà attraverso l'uso delle proprie capacità

fisiche e sensoriali di raggiungere una ulteriore auto stima.

 

Di conseguenza dalla sinergia tra la sicurezza, l'ambiente e la opportuna conoscenza di quest'ultimo si riuscirà a stimolare l'elemento emozionale, che

produrrà la "visione" generale dei progressi degli allievi nelle attività.

 

L'ultima delle priorità sarà quella dell'apprendimento di specifiche tecniche di nuoto. Le tecniche sono i mezzi necessari per raggiungere degli obiettivi.

Per impostare bene un programma, è opportuno valutare per ogni singolo caso sia i benefici prettamente fisici che quelle legati all'integrazione sociale,

al miglioramento del concetto di autostima e di relazionalità della persona, occorre qualcosa di più che la sola comprensione dei benefici che questo o

tal programma può apportare all'individuo. A tal fine è necessario ricordare che anche se riconosciamo in ogni disabile una "persona", spesso li sottomettiamo

a giudizi di realtà, test diagnostici e di valutazione, metodi riabilitativi ed educativi, così che, nel tentativo di aiutarli, corriamo anche il rischio

di fissarli (o rinchiuderli) in una malattia, di creare una forma sottile di reclusione.

 

L'approccio riabilitativo centrato sul Sé deve riuscire a leggere le intenzioni e le sfumature, deve poter mitigare le situazioni di angoscia e, quindi

deve essere rivolto a creare le condizioni favorevoli affinché il soggetto possa trovare se stesso, svegliarsi da una specie di "letargo psichico" in cui

spesso si ritrova ad essere rinchiuso e scegliere la sua libertà. Ogni intervento "riabilitativo" quindi deve essere:

 

-    strutturato e organizzato sulla situazione personale

 

-    strutturato e organizzato sulla situazione fisica

 

-    strutturato e organizzato sulla situazione psico-motoria

 

Nello schema riabilitativo conseguenziale attraverso l'applicazione e l'operatività   di azioni si attiva un processo complesso cognitivo - emotivo - affettivo

che mettendo in essere tutte le differenti funzioni mentali e fisiche quindi, ripristina, omogeneizza, struttura e finalizza lo sviluppo dell'individuo

"sottoposto" ad intervento, permettendo:

 

-A-   principalmente il miglioramento della persona;

 

-B-   superamento delle problematiche regresse non trattate o non sufficientemente trattate;

 

-C-   prevenzione di situazioni psicopatologiche, naturali conseguenze di soggetti  (e famiglie)  spesso abbandonati a se stessi;

 

-D- coinvolgimento del soggetto nelle attività deputate alla formazione-educazione, importanti per un totale inserimento sociale. 

 

In questa rete di processi cadenzati in momenti collegati in successione riconosciamo inoltre:

 

-  stimolazione percettiva;

 

-  organizzazione motoria;

 

-  coordinazione motoria semplice, complessa (globale) e sequenziale;

 

-  sviluppo della forza muscolare;

 

-  superamento delle disfunzioni motorie, delle limitazioni fisiche;

 

-  sviluppo dell'equilibrio;

 

-  arricchimento posturale, psicomotorio, della comunicazione;

 

-  velocizzazione del gesto;

 

-  controllo dello stimolo con maggiore sopportazione di quello negativo e della frustrazione;

 

-  sviluppo del senso di sé e del rispetto di sé con conseguente senso di valere, autovalorizzazione e autosoddisfazione;

 

-  superamento della dipendenza. 

 

Cercheremo, quindi, di dimostrare come alcune metodologie, normalmente utilizzate per le attività subacquee, siano positive anche per il non vedente o per

l'ipovedente benché, a volte, si debbano differenziare gli strumenti. Ma a questo proposito è necessario fare una ulteriore precisazione. La finalità principale

che ci si è posta di raggiungere con questi campi sperimentali denominati "Poseidon", attraverso il processo "educativo -formativo" attivato, è stata quella

di offrire al non vedente una ulteriore possibilità di acquisizione, a tutti i livelli, di esperienza, di saperi e di conoscenza, bagaglio aggiuntivo per

una piena integrazione sociale.

 

La vera emarginazione non è quindi, quella di utilizzare tecniche o strumenti diversi, ma può essere quella di non avere la possibilità di una offerta conoscitiva

più ampia, di nuove strade da poter percorrere per acquisire la propria identità. La subacquea rappresenta una di queste strade e permette al non vedente

o ipovedente, specialmente se di giovane età, di contribuire alla formazione della propria identità.

 

Questa considerazione serve a sottolineare quali ulteriori possibilità si possono mettere in gioco, insieme ai necessari supporti tecnici e metodologici,

per contribuire al rafforzamento delle capacità della persona che presenti una minorazione visiva. Per questo assume notevole importanza l'approccio metodologico

che stiamo trattando ribadendo allo stesso tempo il concetto di non aver paura nell'utilizzare strumenti differenziati per raggiungere lo stesso fine proposto

per persone vedenti. Comunque prima di poter offrire un programma del genere alla collettività, occorre molta preparazione, organizzazione, censimento

dei bisogni, e quanto altro può contribuire al suo buon esito.

 

Il progetto che ne seguirà, dopo aver ottenuto un numero di informazioni sufficienti per dimostrare l'utilità di un programma di questo tipo, necessita

della creazione di una rete nella comunità.

 

Per la sostenibilità dell'iniziativa si deve tener conto del programma, ed è vitale la capacita di valutare la persona e le sue esigenze: i partecipanti,

in generale, non vogliono semplificazioni delle difficoltà specifiche, ma solo comprensione. Inoltre dall'assistenza individuale dipende il successo del

programma. Bisogna incoraggiare l'equipe a registrare ogni giorno i cambiamenti di ogni allievo perché questo li rende più sensibili ai miglioramenti.

Queste note debbono includere anche un profilo quotidiano delle caratteristiche emozionali dell'allievo. Un punto importante è il rapporto numerico allievi-istruttore

che deve essere, naturalmente, di uno a uno ed in alcuni casi di uno a due.

 

Un aspetto essenziale del nuoto e delle attività subacquee per i non vedenti è l'uso di attrezzature speciali e dispositivi per il linguaggio dei segni

convenzionali che si devono adoperare.

 

Tra gli elementi fondamentali che bisogna affrontare con efficienza ci sono inoltre le esigenze personali del cieco. E' sostanziale identificare i problemi

potenziali e trovare le soluzioni possibili prima che i problemi nascano. Tutte queste sono azioni importanti per assicurare un programma efficiente di

attività speciali in acqua. Un buon procedimento per ottenere un'assistenza addizionale è dare pubblicità al programma.

 

Nella progettazione dell'intervento che si vuole realizzare, bisogna tener conto inoltre dei principi e delle attenzioni che devono essere rivolte al non

vedente, (che nel caso contrario possono provocare dei disturbi) per sedare il senso di paura così spesso presente.

 

La fiducia e la familiarità dell'allievo nell'istruttore e l'aver conosciuto l'ambiente in cui si muoverà sono essenziali in questo processo di rilassamento,

cosi come una parola detta con tranquillità può creare l'atmosfera ideale per apprendere, oppure i segnali convenzionali, i rumori di fondo, le segnalazioni

acustiche possono offrire all'allievo quei punti di riferimento ottimali per la percezione spaziale del mondo che lo circonda. Ogni volta che una persona

insicura del suo equilibrio sta entrando nella piscina, per le prime lezioni di acquaticità, deve avere subito vicino una mano sicura a riceverla nell'acqua;

l'entrata in acqua non deve essere un'esperienza con paure e minacce. Il timore di cadere in piscina è accentuato dalla paura dell'acqua, di non galleggiare,

insieme alla paura di trovarsi in un posto ancora sconosciuto e nel quale la persona non riesce ad orientarsi.

 

Particolare cura bisognerà dare per l'appunto alle tecniche di orientamento. Infatti quando si parla di "orientamento" ci si riferisce alla capacità di

riconoscere la propria posizione in rapporto all'ambiente, alla capacità di sapersi muovere al suo interno e di saper scegliere la giusta direzione per

giungere ad una meta ben definita.

 

L'orientamento si presenta sotto due differenti aspetti: statico e dinamico. Quello statico si realizza nella mente, senza spostamento del corpo; quello

dinamico implica un'attività motoria che permette di raccogliere una serie di percezioni e di stimoli atti a definire la propria posizione in rapporto

all'ambiente che viene ricostruito attraverso l'immaginazione.

 

Ma se orientarsi significa riprodurre immaginativamente un luogo, per potersi muovere all'interno di esso occorre che il soggetto abbia chiara la percezione

di se, del proprio corpo come di qualcosa che occupa uno spazio ma che da questo si differenzia.

 

Perché possa realizzarsi un vero orientamento occorre perciò che la persona conosca il proprio schema corporeo.

 

Mentre il vedente raggiunge questo obiettivo basandosi prevalentemente sull'imitazione questa possibilità è preclusa al non vedente che, se non viene stimolato,

finisce per non utilizzare quasi più il proprio corpo non conoscendone le possibilità. Per orientarsi il vedente utilizza prevalentemente la vista anche

se altre percezioni, come le uditive e le olfattive, possono contribuire all'identificazione di un luogo. Poiché il non vedente non può fruire del principale

strumento orientativo di cui l'uomo è dotalo, occorre che metta in atto strategie differenziate per raggiungere lo scopo.

 

Deve perciò sviluppare a tal punto le possibilità degli altri sensi da poter, con essi, sostituire la vista. Ma nessuno dei sensi vicari offre quella globalità

nella percezione offerta dall'occhio. Occorre perciò saper analizzare i vari dati pervenuti e organizzarli in una struttura organica tale da essere significativa.

 

Questo processo mentale di sintesi si basa sulla generalizzazione delle varie percezioni al fine di costituire immagini mentali tipo schemi immaginativi

a cui fare, successivamente, riferimento utilizzando codici interpretativi creati espressamente. Una volta stabiliti gli assunti teorici con cui "ambientare"

le metodologie applicative si provvede alla formazione dei formatori attraverso una serie di seminali esplicativi sui sistemi sensoriali utilizzati dai

non vedenti e dagli ipovedenti, sulla loro caratteristica di interconnettere la fisiologia e la psicologia delle sensazioni e delle simulazioni pratiche,

oltre che allo studio dei segni convenzionali da utilizzare una volta immersi.

 

Bisogna considerare che in molti ciechi l'anormalità del tono muscolare non è il solo ostacolo nella sperimentazione e nell'apprendimento di nuovi movimenti.

Alcuni soggetti con minorazione visiva possono avere alterazioni e deficienze percettivo-motorie, disturbi uditivi oppure di linguaggio: tutti problemi

che debbono essere individuati e presi in considerazione sia nell'impostazione del programma che nella eventualità o meno dell'inserimento della persona

nel programma stesso. Per assicurare la comunicazione tra istruttore e allievo può essere necessario un particolare segnalo: per esempio, un segnale convenzionale

vuoi dire "sono stanco", un altro ancora  "voglio smettere".

 

Questo codice, naturalmente, va insegnato ed appreso in anticipo, prima di quando si renda necessario.

 

L'avvicinamento alla nuova esperienza e alla nuova dimensione provoca nel non vedente (ma è anche così per il normodotato) uno stato di tensione per il

contatto in uno spazio a lui sconosciuto e l'istruttore all'inizio si limita a chiedere alla persona se desidera o meno essere accompagnala.

 

In ogni caso è necessario che un cieco introdotto in un nuovo ambiente, terrestre o marino, debba avere l'opportunità di esplorarlo e di conoscerne le caratteristiche.

Per farlo familiarizzare è bene che faccia una perlustrazione con un accompagnatore vedente, per distinguere le proprietà più evidenti e caratterizzanti

il luogo. L'esplorazione dell'ambiente comprende la piscina, gli spogliatoi, le attrezzature, le scale, ecc, ed è opportuno diminuire i rumori estranei,

gli ostacoli temporanei e che l'ispezione completa della piscina venga fatta prima di entrarvi diventando così una delle prime lezioni del corso.

 

Le stesse procedure di ambientamento (o familiarizzazione) si applicano quando si praticano le attività subacquee in mare, con l'esplorazione tattile del

sito e del posto con accurate attenzioni e spiegazioni verbali sia prima che dopo l'immersione da parte dell'istruttore. Naturalmente il soggetto completamente

cieco si baserà su afferenze acustiche, tattili e cinestetiche.

 

Debbono quindi essere eliminati i segnali precedentemente precostruiti per le persone che vedono e rinforzati i segnali verbali dell'istruttore, che debbono

essere chiari, concisi e dettagliati noi particolari.

 

La spiegazione viene sostenuta con afferenze tattili aiutando il posizionamento del corpo del soggetto nella posa desiderata. Si può facilitare la sua comprensione

guidandogli la mano o consentendogli durante la dimostrazione di mantenere il contatto. Per la prima fase di ambientamento e di scoperta delle tecniche

e degli strumenti per le attività subacquee è importante saper relazionare per allontanare i dubbi e le perplessità del corsista, così come è anche imprescindibile

il far conoscere gli oggetti, gli strumenti applicativi nei loro particolari e funzioni.

 

I tempi delle spiegazioni e delle comprensioni devono essere molto dilatati, ricchi di dettagli e ripetuti per permettere l'apprendimento, conducendo il

non vedente alla seconda fase del percorso: quella dell'immersione.

 

La paura, la curiosità, la sfida specialmente con sé stesso di voler superare i propri limiti, porta l'allievo a indossare la muta, le pinne, il giubbotto

ad assetto variabile, la maschera e le bombole per scendere mano nella mano con l'istruttore nel nuovo mondo.

 

Un nuovo mondo da scoprire, nuove sensazioni fino ad oggi sconosciute da acquisi­re, un mondo sommerso da esplorare e toccare, che porta il non vedente

ad apprendere nuove esperienze sensoriali.

 

L'approccio logico-operativo che si è voluto maggiormente perseguire nell'intervento è stato quello di innescare quel processo di coinvolgimento finalizzato

alla "distruzione" di quel dispositivo che il minorato visivo, nel nostro caso, o dell'essere umano con difficoltà in generale, crea e sviluppa dentro

di sé: l'auto isolamento e la sfiducia nelle proprie capacità.

 

La riabilitazione psico-sociale, la coordinazione delle attività fisiche applicate al metodo subacqueo, sono effettuati per assicurare programmi più creativi,

stimolanti e più vigorosi, preparati per aiutare la persona in difficoltà ad ottenere se non il pieno almeno un migliore uso del proprio corpo, offrendo

con ciò nuove motivazioni, perché sono molti i non vedenti demotivati ad impegnarsi con i formali esercizi tradizionali.

 

L'intervento, che viene così ad essere utilizzato come momento educativo, si basa inizialmente sull'analisi funzionale dei fattori di riuscita, volendo

offrire un positivo e notevole contributo alla fascia di utenza considerata, con lo scopo di migliorare, come più volte evidenziato, anche l'integrazione

negli ambienti sociali, favorendo inoltre l'acquisizione di particolari abilità e soprattutto il potenziamento della fiducia di base. Si vuole particolarmente

offrire al non vedente, futuro sommozzatore, attraverso le metodologie d'intervento sperimentate, il piacere, il confronto e il rapporto interpersonale,

il gusto e il desiderio dell'apprendimento di nuove esperienze.

 

Indice

Indietro

Avanti