Guida alle immersioni dei non vedenti

1.6 Le prospettive della subacquea
L'attività subacquea si è dimostrata nel tempo come un valido strumento di abilitazione sportiva, ma ha assunto anche una valenza importante come nuovo
metodo riabilitativo, vista la sperimentazione effettuata ed i risultati che ha prodotto sicuramente maggiori rispetto a quelli attesi dagli organizzatori.
Le esperienze così avute sono state tutte documentate e relazionate e hanno prodotto tutte una unica risposta:
che l'attività subacquea è una nuova strada da perseguire e percorrere per la "riabilitazione " della persona cieca.
Questa nuova prospettiva si fonda su diversi fattori quali:
- porre la singola persona al centro dell'interesse e non solo "terapeutico - riabilitativo";
- spostare l'accento dell'intervento dall'anonimato e dall'omologazione tipica dell'assistenza, a nuove modalità di "cura", orientate a trattare il "disagio"
e non solo e non più come malattia, ma tenendo conto delle sue diverse dimensioni;
- investire gli sforzi "terapeutico - assistenziali" fondamentalmente sul versante "riabilitativo", nei suoi vari aspetti: cognitivo, comportamentale
e sociale;
- riformare i criteri di assistenza, superando quelli clinico-diagnostici, per orientarsi ad una presa in carico globale della persona con interventi terapeutici
capaci di articolarsi armonicamente non solo sul terreno biologico, ma anche su quello psicologico, sociale e culturale;
- ristabilire un ambiente, una situazione di vita e di relazioni con una precisa e decisa connotazione di familiarità;
-fondare l'intervento sulla "qualità funzionale e di sostegno", oltre che sull'analisi dei risultati ottenuti in rapporto alla prassi e agli obiettivi
prescelti;
- instaurare quei meccanismi dialettici, razionali e nello stesso tempo affettivi, capaci di ricreare un "luogo mentale" di accoglienza e di
collaborazione, utile per il soggetto ed anche "valore aggiunto" per l'intera società che, nell'incontro, ritrovi sempre più spesso, quegli
elementi psico - mentali per ricomporre e valorizzare il "senso della vita";
- comporre una equipe atta a " liberare " la persona dai limiti culturali imposti dalla diagnosi, per attrarlo in un ambito relazionale dove
familiari, operatori, educatori, dilatino il loro orizzonte professionale, delle conoscenze e dei metodi per arrivare a proporre un "percorso riabilitativo"
innovativo.
Tale esperienza inoltre serve molto al minorato visivo per interagire con le altre persone, per sviluppare modi migliori di comunicazione e socializzazione.
Gli istruttori, nell'espletamento delle loro attività, debbono sottolineare lo sviluppo dei traili positivi della personalità del corsista (non vedente
o ipovedente), che difficilmente realizza comportamenti sociali corretti per la scarsità e l'uniformità delle interazioni sociali in cui è coinvolto, oltre
che per la cattiva immagine che spesso ha di sé.
La subacquea è efficace sia in questo senso, in quanto può essere un buon veicolo per la creazione del gruppo e la conseguente socializzazione legata a
questo tipo di attività, oltre che creare un buon livello di risposta all'impegno dovuto alla realizzazione dell'attività sportiva .
Spesso la persona cieca o con difficoltà della vista, nelle lezioni di nuoto e nelle attività subacquee integrale può battersi alla pari con le persone
senza difficoltà. Naturalmente questo rinforza, nella persona, l'immagine di sé e la fiducia nelle proprie possibilità oltre che quella di stabilire contatti
sociali più appagami. Un altra fattore importante del nuoto e delle attività subacquee è "l'incoraggiamento" ad un uso costruttivo del tempo libero.
Troppo spesso, la quantità di tempo libero che ha un individuo con difficoltà è enorme; è importante perciò incanalare questo tempo in una partecipazione
costruttiva, organizzala e soddisfacente, che può nascere anche dal piacere di nuotare, o di immergersi alla scoperta del mondo sottomarino.
