Guida alle immersioni dei non vedenti

CAPITOLO 2°
POSEIDON E I CAMPI APPLICATIVI
2.1 Struttura dei campi
Il Progetto Poseidon, nei suoi campi realizzativi, ha dato vita ad un codice di sperimentazione sui sistemi di navigazione subacquea ricavato dai dati oggettivi
ottenuti, dalle prestazioni e dalle applicazioni dei metodi stessi, in relazione all'ambiente specifico, agli scopi dichiarati e alle varie tipologie di
sportivi potenziali che avrebbero utilizzato il codice (ciechi assoluti o ipovedenti, frequentatori abituali o occasionali delle attività di subacquea,
addestrati o inesperti).
I dati ricavati dalla sperimentazione sono stati elaborati ed utilizzati dal gruppo di lavoro per mettere a punto delle "linee guida" sulle istruzioni di
sistemi di ausilio alle attività subacquee per non vedenti .
In generale, con le necessarie distinzioni fra le varie classi di codice e le possibilità di integrazione fra loro, possiamo definire tre classi fondamentali
di codici di applicazione alle attività subacquee:
- le istruzioni a terra con la teoria;
- le prime esperienze in piscina;
- l'utilizzo dei codici in mare.
In ciascuna di queste classi ci sono più codici ed istruzioni da far apprendere e applicare e bisogna scegliere, inoltre, per ciascuno dei partecipanti,
un approccio individuale appropriato, da effettuare (nell'ambiente) in condizioni reali di utilizzo e con tutti i problemi che questo comporta. Si dovrà
comunque tener conto anche della fase di apprendimento da parte del singolo individuo di ciascun codice, non essendo garantito che tutti riescano ad apprendere
in ugual misura nello stesso tempo ed in modo completo.
In caso di difficoltà di acquisizione e di esecuzione, si dovrà ripetere il codice relativamente alle parti che hanno dimostrato problematicità, cercando
di ricavare il più possibile anche in queste condizioni.
Si dovrà stabilire una scala di priorità nelle varie fasi di insegnamento della sperimentazione, non potendo procedere ad una prova di tutti i codici nello
stesso tempo. Inoltre occorre prevedere fin dalla fase progettuale della sperimentazione che, in un ambiente sia naturale che artificiale, i risultati
di qualunque prova possono essere influenzati da molti fattori, che comporteranno errori di apprendimento (es.: molti rumori in piscina e voce dell'istruttore
bassa). Si dovrà cercare di discernere questo aspetto, anche se da questo si devono trarre indicazioni da inserire nelle linee guida.
Non è accettabile infatti che l'insegnamento di codici e tecniche di subacquea per non vedenti siano effettuate da tecnici non specializzati e motivati,
e che inoltre, gli stessi, non siano in grado di capire le modalità di uso e quindi anche di trasferibilità (dei metodi e delle tecniche) e di applicabilità
ai discenti potenziali (a tal scopo la Fipsas sia rilasciando i primi brevetti di istruttore per disabili fisici e sensoriali). Si è preferito inoltre
sperimentare direttamente nei luoghi dove i vari codici sono da applicare, (piuttosto che eseguire solo simulazioni in un ambiente artificiale) poiché
si possono valutare in questo caso le influenze dei vari fattori esterni che caratterizzano gli ambienti stessi e che condizionano di fatto le prestazioni
reali dei codici in rapporto alle necessità degli utenti.
Anche per quanto riguarda i soggetti coinvolti nella sperimentazione, si sono volutamente utilizzate persone cieche e persone con diverso grado di ipovisione,
oltre che di autonomia e grado di conoscenza o di inesperienza sia al riguardo degli ambiti artificiali (piscine) che naturali (marini) e sia nei confronti
dei metodi di immersione e delle tecnologie applicate, con il risultato di valutare l'impatto dei sistemi stessi sulle problematiche caratterizzanti la
sfera soggettiva dei corsisti e sulle risultanze ottenute dall’applicabilità e autonomia nelle varie condizioni.
I risultati cosi conseguiti sono utili, oltre che ai gruppi di persone con difficoltà visiva che vogliono affrontare questa esperienza, anche ai gruppi
distruttori di subacquea, ai tecnici e alle istituzioni federali Fipsas degli enti sportivi, nonché ai gruppi organizzati degli utenti stessi o alle sezioni
dell'Unione Italiana Ciechi, per avere dei riscontri sulla reale utilità di determinate iniziative, al fine di orientare i gruppi di non vedenti che effettuano
richieste di programmi specifici.
I segnali tattili, utilizzati nelle attività subacquee, hanno avuto quindi lo scopo di diminuire il gap esistente tra il vedente e la persona con assenza
o difficoltà visiva, creando e realizzando quel "cordone ombelicale" utile alla trasmissione della conoscenza visiva.
La trasmissione dei segnali utilizza comunque uno degli strumenti (sensi) anch'esso Importante per l'essere umano, il senso del tatto, divenendo così il
mezzo di comunicazione fondamentale e straordinario per creare una connessione tra l'istruttore guida e l'allievo.
Ma tale metodologia per essere "metabolizzata" deve essere assimilata ed approfondita. Gli strumenti per tali apprendimenti diventano così le strategie
d'azione fondamentali. Gli approcci diventano molteplici e riguardano:
- l'apprendimento e la conoscenza effettuata a "secco";
- la sperimentazione della conoscenza in ambiento protetto (piscina);
- la sperimentazione della conoscenza in mare e in immersione.
Il primo approccio ricopre e riveste un ruolo fondamentale e sostanziale per l'apprendimento dell'allievo, perché nella piena tranquillità e sicurezza,
al di fuori dell'acqua ("liquido"), può ricevere, conoscere, comprendere, sperimentare e ripetere i segnali senza rischi.
Qui il confronto e l'ascolto continuo con l'istruttore diventa un metodo importante per la riuscita della seconda fase.
Inoltre sì iniziano le lezioni di gruppo che, come primo approccio, prevedono la conoscenza degli allievi e fra gli allievi divenendo un momento fondamentale
per creare le condizioni iniziali sia della nascita che del successivo consolidamento del gruppo oltre che del susseguirsi del corso.
Questa conoscenza più approfondita permetterà dì rompere quegli schemi precostituiti di diffidenza e di isolamento che spesso fanno parte della vita del
minorato visivo.
Le lezioni introducono ciò che l'allievo nei giorni successivi andrà a vivere, scandendo cosi la tempistica e la programmazione effettuata.
Dopo la presentazione del corso e del campo si procede alla fase esplicativa degli insegnamenti che diventano così il primo approccio alla nuova realtà.
La teoria si articola in un susseguirsi di informazioni, che si avviano dai primi cenni storici della subacquea, alle varie tipologie e situazioni che
un sub potrà trovare in immersione, mettendo l'allievo nella condizione di conoscere e comprendere le varie diversificazioni d'intervento oltre naturalmente
ai primi saperi sulle strumentazioni che di seguito dovrà utilizzare.
Tale metodologia elimina i dubbi e le perplessità spesso innate per chi deve affrontare per la prima volta un'esperienza del genere.
Man mano che si va avanti nell'esposizione teorica e le domande diventano sempre più frequenti e le curiosità vengono soddisfatte, si cominciano ad introdurre
i segni tattili che avranno un ruolo fondamentale da questo momento in poi. La fase teorica nell'aula ricopre quindi un ruolo essenziale per la conoscenza,
ma ciò che determinerà la buona riuscita dell'insieme didattico-metodologico utilizzato è l'apprendimento concreto e diretto del segnale, dove le mani
che si incrociano e si modellano in un vortice di movimenti, costruiscono ciò che sarà in seguito (in immersione) il principale strumento di comunicazione.
Il tatto ed i movimenti della mano compongono i molti segnali di comunicazione, dal gonfiare e sgonfiare il Gav, ai segnali di pericolo o di assistenza,
che rientreranno in quella metodologia fondamentale per immergersi in sicurezza. La ripetizione, la rilettura e la spiegazione del segnale permetterà inoltre
di stabilire il contatto tattile con l'istruttore che nei giorni successivi sarà la guida nelle immersioni. Tale momento ricopre un ulteriore ruolo fondamentale
nella buona riuscita dell'approccio alle attività acquatiche, perché offre e instaura in generale quei meccanismi, imprescindibili, di fiducia tra allievo
e istruttore.
Inoltre la replica, il ripasso e l'interrogazione del e sul linguaggio dei segni determina il grado di apprendimento e di comprensione di ciò che si è illustrato,
ma nello stesso tempo permette di verificare l'adeguatezza della metodologia utilizzata. Questa fase di verifica dell'apprendimento dell'allievo, per ogni
singolo segnale, diventa importante e permette inoltre, all'istruttore insegnante, la creazione della griglia di valutazione (il livello di apprendimento)
che verrà trasferita di seguito all'istruttore consegnatario (guida) per rileggere, riformulare e nel caso specifico approfondire il segnale non compreso,
ottenendo alla fine del percorso didattico sia il grado di apprendimento dei segnali che la loro vera e propria metabolizzazione conseguendo così l'idoneo
comportamento in immersione.
L'ampia esposizione della variegata tipologia di segnali, ha l'obbligo di essere recepita in pieno per non creare nell'allievo momenti di esitazione e di
perplessità che si tradurrebbero in atteggiamenti e in situazioni negative di timore o di paura. Un ulteriore settore rilevante, per l'apprendimento dell'allievo,
è quello della esperienza aptica e della conoscenza mnemonica di tutti gli strumenti che si andranno ad utilizzare.
Tale approccio incide sul livello di sicurezza dell'allievo rispetto all'impatto che egli avrà con il nuovo mondo e la nuova tecnologia, quindi tutto questo
deve essere approfondito attraverso l'illustrazione degli strumenti nella loro forma, nel loro volume, nel loro peso, facendoli successivamente toccare,
esaminare, picchettare in modo da soddisfare la curiosità oltre che l'apprendimento del loro uso e funzionamento. La sete di saperi stimolata, la rapida
memorizzazione delle nuove conoscenze e la volontà-necessità di metterle in pratica raggiungono l'obiettivo il giorno che si iniziano le attività in acque
delimitate.
Spazi controllati e controllabili che permetteranno ai corsisti di approcciarsi con l'elemento acqua, che dopo un primo momento di legittima diffidenza,
susciterà in loro la voglia di praticare ciò che hanno appreso in precedenza.
Tutto questo però verrà esaltato e messo in essere grazie al rapporto di fiducia che i corsisti avranno istaurato con i loro istruttori.
Le fasi nelle acque delimitate (piscine o vasche per l'acquaticità) inoltre ricoprono un ruolo importante per la conoscenza e la verifica, da parte dell'istruttore
subacqueo, dell'acquaticità acquisita dall'allievo e degli eventuali punti di criticità dello stesso, imponendogli necessariamente, come detto in precedenza,
delle rivisitazioni metodologiche individualizzate.
In definitiva occorre che l'istruttore diventi anche un buon intuitore delle esigenze e dei bisogni dei corsisti. Le sue modalità dovranno suscitare sicurezza,
la gestualità, negli apprendimenti tattili od aptici, dovrà essere scandita da tempi ampi, inserendo anche "forme" di gratificazione per rafforzare ed
assicurare l'allievo nella sua nuova esperienza con l'elemento acqua.
La ripetizione, la rilettura di ogni elemento di apprendimento deve essere pretesa caparbiamente per ottenere dall'allievo lo sblocco di quei meccanismi
di rifiuto che spesso non consentono di rendere manifeste le conoscenze acquisite, che in un ambito del genere devono necessariamente essere apprese.
L'attenzione dell'allievo deve essere continuamente stimolata anche con l'utilizzo di aneddoti ed eventi legali all'argomento trattato, in quanto questo
ha dimostrato di suscitare più attenzione e concentrazione, producendo maggiori frutti nell'acquisizione degl'insegnamenti.
Inoltre la comprensione di quanto appreso produce nell'allievo una migliore sicurezza nei movimenti che diventano quasi meccanici e che saranno fondamentali
nell'approccio che verrà fatto successivamente in immersione. Ma tale dimostrazione di capacità iniziale non dovrà trarre in inganno l'istruttore guida,
che dovrà cercare nell'allievo la ripetizione del segno e la meccanicità dei movimenti tecnici in modo sistematico.
Una particolare attenzione inoltre (da parte dell'istruttore guida) deve essere rivolta allo svuotamento ed allagamento della maschera.
Questo particolare metodo, appartenente alla gestualità della subacquea, diventa di notevole importanza, perché si è notato che le maggiori difficoltà vengono
prodotte nel caso in cui in immersione entra del liquido nella maschera. Tutto questo provoca uno stato di estrema tensione nell'allievo, rallentando così
lo scambio delle informazioni e dell'attenzione che si deve produrre nell'esecuzione dei messaggi e dei segni tattili.
La maschera, il suo svuotamento ed allagamento, deve essere, quindi, uno dei settori da approfondire e ripetere con maggiore assiduità per raggiungere la
piena sicurezza da parte dell'allievo.
Il contatto con l'elemento acqua ha esaltato molteplici problematiche legate ai minorati della vista (ma spesso anche ai "normodotati"):
come la paura dello sconosciuto, le paure di toccare senza conoscere, di non poter sentire, i timori sulle nuove tecnologie e sui nuovi strumenti da adoperare,
paure a volte di approcciarsi con persone nuove a cui dare la propria fiducia in immersione. Tutto ciò si è superato nel momento in cui il lavoro ha prodotto
sia la sicurezza verso l'istruttore guida, che l'apprendimento delle tecniche e degli strumenti derivanti dalla buona metodologia di approccio.
Una metodologia che in sei annualità è stata "visitala" più volle, ampliata con più attenzione, prevedendo ogni piccolo dettaglio settoriale, dall'arrivo
dell'allievo con la sua sistemazione logistica, alle pause (necessarie ad evitare stati di spossatezza) tra una lezione e l'altra, all'affinamento delle
tecniche, alle attività anche ludiche al di fuori del corso, alla sua partenza ed ai contatti futuri.
Tali analisi hanno inoltre evidenziato la preferenza di un allievo per un istruttore invece di un altro, tale scelta veniva spiegata da parte dell'allievo
come una maggiore fiducia e una maggiore trasmissione di tranquillità ricevuta, questa richiesta veniva assecondata per la buona riuscita dell'immersione
e per rafforzare, sempre nell'allievo, la piena sicurezza in se.
Man mano che le paure si allentavano e venivano lentamente abbandonate, lo stesso allievo richiedeva di provare con un altro istruttore guida, manifestando
in questo caso la fiducia e la piena conoscenza delle proprie capacità che prevalevano sui dubbi e sui pregiudizi iniziali, rafforzando ulteriormente la
propria personalità. Ed ecco che il miracolo si materializza: il non vedente si riappropria delle sue capacità, riacquisisce la fiducia nell’approcciarsi
in un settore sconosciuto e mai vissuto, le sue insicurezze cominciano a lasciare il posto a timide escursioni d'individualità. Qui la teoria diventa pian
piano pratica, le strumentazioni prima solo toccate vengono "metabolizzate" e messe a regime captando le loro caratteristiche predominanti e la loro migliore
utilizzazione.
Le discussioni su Gav, erogatori, mute, maschere e bombole riempiranno da questo momento le ore ed i giorni.
Il nuovo mondo si sta concretizzando, le prime difficoltà vengono evidenziate, i problemi derivanti da situazioni di cattiva compensazione diventano il
primo nemico da combattere e superare.
Sottacqua il corsista capirà che non potrà orientarsi con un altro suo senso: l'udito. Questa nuova esperienza che irrompe e che sembra isolare definitivamente
il non vedente dal mondo, lo renderà unito alla realtà inizialmente solo con il suo istruttore guida, in seguito eseguirà esercizi di autosoccorso in totale
autonomia. Qui il "gioco" iniziale comincia ha dare i primi suoi frutti, ciò che era semplice teoria comincia a divenire pratica evidenziando le doti,
le aspettative, anche le paure dell'allievo, ma tutto ciò riesce a portare finalmente all'esterno la personalità del corsista, "la riabilitazione" prende
finalmente corpo.
