La subacquea e il bambino non vedente

A cura di Giuseppe Bilotti e Piero Greco
Questo studio è rivolto a coloro che prestano attenzione ai ragazzi minorati della vista e che considerano lo sviluppo integrale della creatura umana, sia
essa normodotata o svantaggiata, come un aspetto fondamentale per la reale crescita della società.
Spesso parlando di nuove metodologie di approccio all’handicap infantile si suscita nell'interlocutore un'ondata di sincera preoccupazione e di curiosità.
Ciò avviene, in misura maggiore, quando si tratta di handicap della vista, come se questo fosse il più grave e il più drammatico di tutti.
Per fortuna non è così! L'handicap visivo produce necessariamente difficoltà che però sono superabili con un impegno educativo competente e costante.
La minorazione visiva, sia essa parziale o totale, è un handicap sensoriale che non intacca le possibili strade di approccio alle nuove esperienze cognitive,
esperenziali ed emozionali che si vogliono percorrere.
E in questi ultimi tempi possiamo registrare un ulteriore strumento al servizio dell’integrazione del non vedente: la subacquea.
Essa è uno sport che ha delle potenzialità e la cui sperimentazione si sta evolvendo in Calabria con risultati non attesi, candidandola a ricoprire un
ruolo nella riabilitazione, fino ad oggi inesplorato ed inimmaginabile.
Questo nuovo mezzo “riabilitativo “ sta ottenendo un enorme successo tra i non vedenti, sta diventando patrimonio utile per il consolidamento della sperimentazione
affinché possa essere considerata strumento al servizio di chi non vede.
L’iniziativa delle attività subacquee per non vedenti, nasce da una serie di corsi finanziati dall’I.Ri.Fo.R. nazionale, ma pian piano si sono avvicinarte
altre strutture come la FIPSAS, la Regione Calabria e il Ministero degli Interni.
La subacquea è attività riabilitativa nuova e poco sperimentata; essa contribuisce alla realizzazione del percorso di identità sensitivo-cognitivo in
modo libero e senza barriere.
Questa premessa è utile per sottolineare quali ulteriori possibilità si mettono in gioco e quante altre esperienze si possono offrire al ragazzo non vedente
insieme ai supporti tecnici e metodologici per il totale recupero delle capacità distrutte, a volte definitivamente.
Nell’approccio iniziale a questo nuovo “metodo riabilitativo” per non vedenti mancava la conoscenza teorica e pratica del lavoro con i non vedenti da parte
degli istruttori, la tecnica e l’utilizzo degli strumenti necessari per favorire l'armonico sviluppo psicofisico.
Cercheremo, quindi, di dimostrare come alcune metodologie, normalmente utilizzate per le attività subacquee, siano positive anche per il non vedente benché,
a volte, si debbano differenziare gli strumenti. Ma a questo proposito è necessario fare una precisazione.
La finalità principale dei campi sperimentali denominati “Poseidon” a cura dell’I.Ri.Fo.R., è stata quella di partecipare al processo educativo del bambino
non vedente offrendogli delle nuove possibilità di acquisire, a tutti i livelli, conoscenze utili all’inserimento nella società, una volta divenuto adulto
ed autonomo. La vera emarginazione per il non vedente non è, quindi, dover utilizzare tecniche o strumenti diversi, ma dover dipendere, per tutta la vita,
dalla indisponibilità e dalla non conoscenza di nuove strade per acquisire e vivere la propria identità.
Uno degli elementi caratterizzanti il progetto è l'inserimento nel gruppo, fermo restando l'intervento individualizzato necessario per il raggiungimento
delle finalità prefissate.
Ovviamente tutto quanto è stato detto, va riferito ai ragazzi non vedenti o ipovedenti che non presentino altre minorazioni.
Di fronte ad un pluri-minorato, infatti, i problemi da risolvere sono diversi e vanno affrontati singolarmente caso per caso.
La sperimentazione, dopo le fasi della conoscenza e della relazione, si trasforma pian piano in fiducia e sicurezza personale verso il proprio tutor, portando
il ragazzo nella fase di non difesa e di non conflittualità verso l’ignoto.
In questa prima fase infatti, egli passa gradualmente dal sentirsi impacciato e disorientato ad un tutt’uno con il proprio istruttore, come fosse un suo
naturale prolungamento, percependo così la propria individualità non più contrapposta a quella degli altri o all'ambiente nuovo e sconosciuto che lo circonda.
Il bambino acquisirà conoscenza esplorando tutto ciò che gli viene offerto o che spontaneamente trova.
La conoscenza e l'esplorazione da parte del bambino di sé, innanzi tutto, e dell'ambiente circostante poi, è prevalentemente plurisensoriale, con un ulteriore
picco nel senso aptico.
Lo straordinario sviluppo del tatto in un bambino fa anche sì che tutto il suo bisogno conoscitivo sia soddisfatto tramite il contatto fisico con l’elemento
acqua e la persona/ istruttore.
Il bambino esplora se stesso e gli oggetti che gli vengono offerti: il tutto non ha solo funzione esplorativa, ma è anche strumento con cui rispondere ai
suoi perché e al suo bisogno conoscitivo di questo nuovo universo.
Il comportamento aptico non può essere inteso però, se non in stretto rapporto con l'attività motoria. Infatti, qualora nel bambino non fosse presente alcun
atto motorio non sarebbe possibile avere una percezione aptica dell'ambiente.
Perciò è necessario considerare come sia importante un normale sviluppo del sistema neuro-muscolare e il formarsi, attraverso un'intensa attività cinestetica,
di specifiche abilità motorie senza le quali non sarebbe possibile avere neppure un significativo rapporto aptico con l'ambiente subacqueo.
IL bambino così facendo apprende una serie di dati su particolari elementi distribuiti nello spazio utilizzato nelle attività pratiche che memorizza e che
gli permetteranno in seguito di riconoscerli. Inoltre, questa attività di prensione gli permette attraverso il costante esercizio, di dominare la sua muscolatura
e di aumentarne il tono.
Questo traguardo viene raggiunto con gradualità.
La prima fase gli ha dato spirito di ricerca e passione per il fare, la seconda deve offrire i mezzi per fare e addestrarlo a superare le difficoltà insite
nell'azione.
Dai nuovi stimoli ricevuti, egli ha tratto delle immagini. Queste sono giunte in forma acustica e tattile pur avendo ancora un carattere confuso. Sarà necessario
coordinare e sintetizzare queste immagini, dare loro una strutturazione organica, produrre, con i singoli elementi un processo immaginativo in cui, ai
dati elementari costituiti dalle immagini astratte, dalla percezione sensoriale, si unisca l'attività creatrice.
La seconda fase del contatto con l’elemento acqua sprigiona curiosità: una ricerca, uno studio dell’elemento che si trasforma in superamento delle paure
per l’ignoto, in desiderio di lavorare e seguire il proprio istruttore in modo attento e ricercato.
L'esplorazione tattile e l'osservazione dell'ambiente marino sono quindi elementi fondamentali per la conoscenza e ricostruzione immaginativa, ma per diventare
veramente significativi per il fanciullo è necessario un suo intervento sui dati esperienziali, per unificarli attraverso un'opera di sintesi, ma vivificarli
altresì, con l'interesse che è, come nel bambino vedente, uno dei fattori essenziali del suo sviluppo psico-fisico.
L'esplorazione sottomarina aptica ha anche il compito di rendere più familiare al bambino la forma degli oggetti in mezzo ai quali vive la sua prima esperienza.
Si è notato che la curiosità, il confronto con l’elemento acqua e il desiderio di raccontare l’inusualità del suo vivere questo momento hanno contribuito
al superamento graduale della paura della non conoscenza.
Si è notato che tutto questo è stato superato rispettando la gradualità del bambino e operando nel contempo per suscitargli e mantenergli vivo l'interesse
per ciò che lo circonda.
La dinamicità nell’orientamento è stato un altro aspetto indicativo della subacquea.
Questo stato di orientamento dinamico implica un'attività motoria che permette di raccogliere una serie di percezioni e di stimoli in assenza di gravità,
atti a definire la propria posizione in rapporto all'ambiente che viene ricostruito attraverso l'immaginazione.
Ma se orientarsi significa riprodurre immaginativamente un luogo, per potersi muovere all'interno di esso occorre che il soggetto abbia chiara la percezione
di se, del proprio corpo come di qualcosa che occupa uno spazio, ma da questo poi differenziarsi.
Perché possa realizzarsi un vero orientamento occorre perciò che il ragazzo conosca il proprio schema corporeo: ciò si raggiunge sottacqua grazie all’istruttore
che lo guida e tiene per mano.
Occorre perciò saper analizzare i vari dati pervenuti e organizzarli in una struttura organica tale da essere significativa.
Questo processo mentale di sintesi si basa sulla generalizzazione delle varie percezioni al fine di costituire immagini mentali.
Le uscite in acqua, con la guida del tutor, offriranno all'allievo una serie di stimoli di vario tipo che renderanno gradualmente meno sconosciuta questa
realtà.
Il ragazzo inoltre deve abituarsi a differenziare le diverse percezioni uditive focalizzandole una per volta, per poterne identificare l'origine e il significato.
In questi momenti la sua concentrazione è rivolta nell’ascoltare la fonte di un determinato rumore o suono, ma anche alla sua collocazione rispetto al
proprio corpo.
Occorre perciò acquisire i concetti di vicino e lontano, esterno e interno e quelli di lateralità, che sottacqua non possono essere rilevati, escluso quello
della profondità ricavato dalla pressione impressa all’orecchio. Un mondo sommerso che al portatore di una minorazione visiva lo isola ulteriormente per
l’assenza degli altri sensi, ma permette al ragazzo di vivere una sensazione di libertà e di assenza di gravità, planando o volteggiando con attenzione
e calcolando tutti i suoi movimenti.
Il risultato più rilevante si ottiene nel momento in cui il ragazzo comincia ad avere i primi contatti con gli abitanti del mondo marino.
L’attività subacquea è una disciplina, un percorso educativo che ha come obiettivo principale il potenziamento delle proprie capacità psicomotorie, intesa
a sviluppare le interazioni fra le funzioni sensoriali e le funzioni cognitive.
Infatti il movimento subacqueo, la navigazione subacquea, aiuta a controllare il corpo nell’ elemento liquido senza alterare la altre percezioni.
Il campo subacqueo svoltosi a Paola (CS) con i bambini ipovedenti e non vedenti ha fatto emergere:
- più fiducia nelle proprie capacità;
- più disponibilità verso il sacrificio;
- più capacità di accettazione delle limitazioni e delle sconfitte;
- più socializzazione e prontezza ad apprendere le regole e confrontarsi con esse.
L’attività subacquea ha sollecitato nei ragazzi gli aspetti psichici e sociali positivi dell’entusiasmo, della soddisfazione e dell’orgoglio.
Questa disciplina sportiva, anche se nuova per tutti loro, è stata accolta con pieno entusiasmo e serietà fin dalla prima lezione.
Le attrezzature sconosciute alla vista e al tatto di tutti i partecipanti, hanno destato anch’esse grande curiosità ed interesse.
Sono state adottate tutte le misure di prevenzione degli infortuni e stipulata un’assicurazione per ogni partecipante, oltre quella subacquea del D.A.N.
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L’attività intrapresa dai ragazzi in acqua ha migliorato in loro la presa di coscienza di se stessi, rendendoli consapevoli del loro corpo nell’elemento
e delle loro possibilità di movimento.
L’attività pomeridiana è stata dedicata al gioco ed in particolare ai giochi di gruppo in quanto atti a stimolare il movimento, la dinamicità e la relazionalità.
La parte teorica specifica delle attività subacquee è iniziata con la presentazione del corso nel suo insieme differenziando le lezioni teoriche dalle
giornate relative al campo.
Le lezioni sono state divise in moduli d’apprendimento. Superando il primo si passava al secondo e così via per i successivi.
Tutti i ragazzi hanno superato i moduli imposti e molti di loro anche con grande successo, così come è stato evidenziato dai giornalisti del TG3 intervenuti
con un collegamento durante le attività.
Attraverso questo campo i bambini non vedenti e ipovedenti hanno cominciato nella pratica di questa attività sportiva fino a poco tempo fa inaccessibile
per tale tipologia di handicap.
Il campo subacqueo, unico nel suo genere in Italia ed il successo ottenuto, è frutto della collaborazione tra Enti, quali la Regione Calabria, il Comune
di Paola (CS), l’Unione Ciechi Regionale Calabria, l’Unione Ciechi Provinciale Cosenza, il GSP Paola, La FIPSAS.
La programmazione di nuovi campi aiuteranno e stimoleranno quanti avranno volontà di espandere la loro conoscenza nel campo dell’immersione subacquea per
non vedenti.